Title / Titolo: Missione Oasi
Author / Autore: Filippo De Dominicis
Subject / Soggetto: Architettura
Year / Anno: 2025
Language / Lingua: Italiano
Pages / Pagine: 288
Size / Dimensioni: 14,8×21 cm
Binding / Rilegatura: Brossura
ISBN: 978-88-95459-56-1
Price / Prezzo: 30,00 € 

Cut off from the surrounding desert, the oasis is an enclosed space where cultivations and dwellings coexist. The oasis is a man-made artifact: palm trees are planted and water is drawn from wells or underground tunnels. The etymology of the word “oasis” is controversial. It is thought to derive from an Egyptian term whose original meaning was “station”. This book looks at Saharan oases as clues to a future condition. Oases have witnessed the process of increasing desertification that has affected the Sahara and have responded to environmental mutations while retaining some of their fundamental characteristics. Such a process, however, cannot be comprehensively retraced. Yet, some of its main aspects can be highlighted. These aspects are still present both in the geography and in the form of the dwellings, and can help to interpret the oasis not so much as a model of salvation but rather as a cautionary tale for dealing with future challenges, the symptoms of which are already visible. In a sense, Saharan oases can act as potential detectors of the “unknown unknowns” that the contemporary research agenda is looking at with an increasing interest. This inversion, however, requires us to withdraw some established narratives: first of all, the nostalgia for paradise, of which the oasis and its decline are the most obvious materialization.


L’oasi è uno spazio di dimensioni limitate ritagliato nel mezzo del deserto. Al suo interno, coesistono insediamento e coltivazione. L’oasi è opera dell’uomo: le palme sono coltivate e l’acqua, invisibile in superficie, è captata a mezzo di pozzi o gallerie. L’etimologia del termine è controversa. Generalmente, si ritiene derivi da una voce egizia a cui è comunemente attribuito il significato di “stazione”. Questo studio guarda alle oasi sahariane come sonde di una possibile condizione futura. Le oasi hanno infatti attraversato la desertificazione del Sahara reagendo a drastiche mutazioni ambientali e mantenendo, al tempo stesso, alcuni caratteri fondativi. Tracciare questo processo con pretesa di completezza è impossibile. Si tratta piuttosto di mettere a fuoco alcuni passaggi chiave ancora impressi nella geografia e nelle forme dell’abitare che restituiscano l’architettura dell’oasi non tanto come exemplum salvifico da usare a modello quanto come cautionary tale, racconto cautelativo, ammonimento per affrontare fenomeni i cui primi sintomi iniziano a manifestarsi anche altrove e già con una certa evidenza. In questo senso, le oasi sahariane agiscono come potenziali rivelatori di molte di quelle “incognite sconosciute” cui la ricerca contemporanea rivolge sempre più attenzione. Il rovesciamento di sguardo e di prospettiva impone, in prima istanza, l’abbandono di alcune narrative consolidate: prima fra tutte, la nostalgia del paradiso perduto, di cui l’oasi e il suo declino rappresentano la materializzazione.